Catherine Shoard
F
ading Gigolo, il film
scritto, diretto e in-terpretato da John
Tur turro e passato al
Festival di Toronto nei giorni
scorsi, è stato definito una
“commedia sexy a sfondo reli-gioso”. È stato senza dubbio il
film più originale e più affasci-nante del Festival di Toronto.
Tutti gli attori sembrano a pri-ma vista fuori parte, ma il risul-tato è stupefacente e inaspetta-to. Ma come è venuto in mente
a Turturro di scrivere un film
nel quale l’interprete principale
è un fioraio di buone maniere
che decide, spinto anche dal suo
amico Woody Allen, un libraio
sull’orlo del fallimento, di de-dicarsi al mestiere di gigolò?
Proviamo a chiederlo a lui. “E’
un film sull’amore”, risponde.
Un amore ben pagato. Nel film
la tariffa del gigolo Turturro è
di 250 dollari per un incontro di
appena venti minuti, poco più
di una sveltina. Woody Allen,
pappone sprovveduto e impac-ciato, gli procura le clienti tra
cui Sharon Stone , una derma-tologa svitata, e Vanessa Para-dis, ebrea di tradizione chassi-dica, vedova e madre di sei figli
della quale Turturro si innamo-ra perdutamente. La prima vol-ta che Turturro le si avvicina e la
sfiora, Vanessa Paradis scoppia
a piangere. Ma tra i due è amore
a prima vista e Turturro la con-quista definitivamente con la
sua famosa zuppa di pesce ko-sher alla quale lei risponde con
un corsetto vecchia maniera ir-resistibilmente sexy. “Tira il
laccio”, gli dice. “È come una
cerniera lampo”. Per fortuna
quando non indossa i panni del
gigolo Fioravante, farci quattro
chiacchiere non costa nulla.
Certo il servizio non è comple-to, ma la compagnia di Turtur-ro mentre sorseggia un tè è
sempre piacevole. Ha tutta l’a-ria di essere in pace con se stes-so.
Come ha detto Turturro, il film
è una storia d’amore e tocca i
momenti più convincenti
quando sullo schermo ci sono
Turturro e Woody Allen. “Ave -vo la sensazione” – mi dice che
un accento e un tono di voce al-la Woody – “che lui e io sarem-mo stati una coppia interessan-te”. Turturro e Allen già si co-noscevano – Turturro aveva
avuto una particina in “Hannah
e le sue sorelle” – ma Woody Al-len è venuto a sapere dell’idea
del film dal barbiere che en-trambi frequentano. Detto per
inciso, a giudicare dal taglio di
John e Woody, il barbiere deve
essere un vero Fi ga ro , un mae-stro delle forbici. La montagna
di pelliccia nera sulla testa di
Turturro ha del prodigioso e i
soffici capelli bianchi del set-tantasettenne Woody sembra-no finti per quanto sono belli.
Turturro gli parlò dell’idea e
Woody si offrì di dare un con-tributo alla stesura della sce-neggiatura e gli consigliò di leg-gere i racconti di Isaac Singer
per meglio conoscere gli aspetti
del chassidismo. “’Vuoi fare un
filmetto da quattro soldi o un
film che abbia un certo livello di
credibilità anche culturale?’ mi
chiese Woody”, racconta Tur-turro. Alla fine collaborarono al
progetto: “Il film è figlio mio
quanto di Woody”, spiega.
Entrambi concordarono sul
fatto che nel film doveva esserci
un ostacolo, una difficoltà dif-ficile da superare. L’ostacolo, la
difficoltà è la religione che si
mette tra il fioraio innamorato
e la bella vedova. Ma non è il
solo ostacolo. C’è anche un po-liziotto di nome Liev Schrei-ber.
“Io avevo pensato che lei dove-va essere musulmana o suora o
chassidica”, aggiunge. “Alla fi-ne abbiamo deciso che doveva-mo puntare su una donna ebrea
di tradizione chassidica, ma in
realtà il personaggio di Vanessa
Paradis è anche una mezza suo-ra, una che indossa sempre abiti
dimessi e che sembra disinte-ressata agli aspetti materiali
della vita”. Turturro fa una pau-sa poi prosegue: “La religione
ha molto a che fare con il sesso.
Sono cose che mi interessano.
Ho sempre amato “Narciso ne-ro”, il film inglese del 1947 con
Deborah Kerr. Tutti i personag-gi erano appassionati e l’intero
film trasmetteva sensazioni
erotiche”. Dà un sorso alla tazza
di tè. “Mi piacciono moltissimo
i film sulle suore”.
Turturro è nato a Brooklyn da
genitori immigrati dall’Italia di
religione cattolica. Come attore
è estremamente affidabile e
non tradisce mai i registi che
credono in lui. “Fading Gigolo”è
la sua quinta prova come regi-sta e ha tutta l’aria di volersi im-porre all’attenzione del pubbli-co quanto e più di “Romance
and Cigarettes”, il suo bellissi-mo musical con Kate Winslet e
James Gandolfini. In fondo l’i-dea di amore di quest’ultimo
film non è molto dissimile da
quella di Romance and Cigarettes.
“È stato un tentativo – spiega il
cinquantaseienne Turturro – di
far capire come può essere la vi-ta sessuale delle persone di
mezza età. In particolare del
personaggio principale, un uo-mo colto e solitario che abita
nella tumultuosa New York”.
L’aspetto più interessante del
film di Turturro è la sua visione
del desiderio femminile. Nel
film il personaggio di Turturro
rimane un po’ nell’ombra: ap-passionato sotto le lenzuola, ma
freddino e impacciato in tutte le
altre situazioni. Il personaggio
di Sharon Stone dice, a un certo
punto, che a renderlo così in-teressante è proprio il suo mo-do di fare distaccato. Secondo
lei è proprio questo che voglio-no le donne? “Per le donne è
importantissimo che un uomo
sappia ascoltare. E poi, per dirla
con Lincoln, non c’è niente di
più affascinate e irresistibile
della gentilezza. Invecchiando
anche io sono diventato molto
sensibile alla gentilezza”, mi di-ce sornione. “Mi piacciono le
donne; mi interessano. E mi è
subito piaciuta l’idea di un uo-mo come me, non particolar-mente bello, capace di essere
sensibile e di dare piacere”.
© The Guardian
Traduzione di Carlo Antonio
Biscott
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