lunedì 25 marzo 2013

Storia di Matilde, capobranco timido di Danilo Mainardi

S
i chiama Matilde ( foto ), la regina dei delfini. La si può ammirare al largo delle spiagge della Versilia.
Ha una trentina d’anni e da 14 è capobranco, guida 140 tursiopi. A volte li spinge vicino alle barche,
sa come farli divertire. Ma lei no, non si avvicina: la regina con gli umani è timida. I
delfini sono animali intelligenti, curiosi e creativi.
Per questo spesso il loro comportarsi ci sorprende. È
quello che sta accadendo con questa femmina piena
d’autorità, Matilde, che spesso guida la sua allegra
compagnia (i delfini sono anche giocosi) a curiosare in
prossimità della spiaggia animata d’uomini di
Viareggio. Poi però se ne sta un po’ indietro, da non
protagonista in questo caso. Perché tutto ciò? È un
comportamento singolare, sul quale possiamo solo fare
ipotesi, partendo però da un indubbio dato di fatto: ai
delfini gli uomini interessano, li incuriosiscono.
Sentono nei loro confronti un’attrazione. Quasi un
senso di parentela perché, noi e loro, siamo mammiferi.
Lo percepiscono dal comune modo di respirare aria da
polmonati che, in un universo popolato da gente
branchiata, è un segno importante. E poi i delfini sono
gente altruista ed empatica. Questo sicuramente è il
motivo per cui, fin dall’antichità, si conoscono casi certi
di delfini che hanno salvato esseri umani che stavano
annegando. Così ciò che immagino è che Matilde senta
forte l’attrazione per gli esseri umani, s’avvicini alla
spiaggia affollata coi suoi compagni di specie e anche
lei, come loro, voglia socializzare con gli umani. Le
piacerebbe ma si ritrae, forse per un po’ di paura.
Chissà, nella sua lunga vita, avrà avuto qualche
esperienza negativa. Insomma, io leggo in lei (senza
scommetterci molto) un comportamento conflittuale
che la trattiene lì, in seconda linea. La curiosità la
spingerebbe avanti, ma la sapienza acquisita la frena
un po’. E, dato che i delfini pensano, vien da chiedersi a
che penserà Matilde, standosene due colpi di pinna
indietro e vedendo i suoi amici che fraternizzano con
l’uomo. A modo suo, cioè con la sua mente da cetaceo,
forse li invidierà



VIAREGGIO (Lucca) — Non è così diffici-le incontrarla a primavera Matilde, la regi-na dei delfini. Basta passeggiare sulla spiag-gia della Versilia, in quel tratto della batti-gia dove la schiuma delle onde si ritira e si
fa calpestare, e scrutare l’orizzonte con un
buon binocolo. Se la fortuna ci assiste e la
costanza ci sostiene, lei appare e allora lo
spettacolo è divino.
La sovrana danza insieme ai suoi suddi-ti, un branco di 140 tursiopi. Riti d’amore
in quel tratto di mare che si perde nel cuo-re del Santuario dei Cetacei. Matilde è sem-pre davanti a tutti spavalda e fiera eppure è
timida con gli umani: a differenza degli al-tri, lei alle persone non si avvicina mai. È
unica, Matilde. Non solo per quel carat-tere dominante che, da femmina, la
fa imporre su tanti maschi e neppu-re perché salta più in alto di tutti,
ha il dorso segnato da macchie
bianche e un segno inconfondibile
sulla pinna (una @, sì, proprio la
chiocciola di Internet). È unica per-ché è un capobranco altruista che si
dona alla comunità, lo accompagna
anche al gioco e al benessere, e rinun-cia ai sollazzi standosene a distanza.
«La studiamo da anni ed è fantastica —
racconta Silvio Nuti, biologo marino, fon-datore del Cetus di Viareggio (centro di ri-cerche sui cetacei) e coordinatore del pun-to informativo di Viareggio dell’Osservato-rio toscano dei cetacei —. Lei non si è mai
avvicinata a una barca, che per un delfino è
un grande giostra. Guida il branco verso il
gioco ma lo sorveglia da lontano. Poi, quan-do decide che l’ora della ricreazione è fini-ta, richiama gli altri esemplari (che la se-guono immediatamente) e si ritira veloce-mente». Tempo fa Matilde, come racconta-no i biologi, ha accompagnato anche alcu-ni piccoli verso una barca e li ha fatti diver-tire come se avesse regalato loro un giocat-tolo. La regina dei delfini ha quasi certa-mente più di trent’anni, da almeno 14 è ca-pobranco, e ha avuto almeno due piccoli.
L’ultimo lo ha coccolato con un amore così
forte che sembra quasi impossibile per un
cetaceo. «Non l’ha mai lasciato, quel cuccio-lo — continua Nuti — sino a quando non è
stato capace di badare a se stesso e il bran-co lo ha accolto come un altro membro in
una sorta di rito».
Forse ha qualche timore per gli umani,
Matilde, anche se dimostra grande corag-gio e spirito di servizio per il branco. I delfi-ni della Versilia hanno tutti un nome. Il più
vivace, che aveva inevitabili graffi sul dor-so, è stato battezzato Scracci (da scratch,
«graffio» in inglese). Bumpy (da bump,
«protuberanza») aveva una specie di ber-noccolo su una pinna, Jenny, un graffio a
forma di «J» sotto la pinna caudale. Poi è
arrivata Matilde. E da allora il regno della
regina dei delfini è diventato una favola ve
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